Ricreano e mettono in scena i loro atti criminali. Spesso, in una tragica inversione, impersonano le vittime. Il sorprendente regista Joshua Oppenheimer, al suo esordio, segue il loro percorso dal compiacimento di protagonisti di una violenta giustizia politica alla riflessione sulle implicazioni, non solo morali, dell'omicidio di Stato.

Una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà che sconvolge e indigna. È un varco sul mondo del negativo quello aperto dallo sconvolgente documentario diretto da Joshua Oppenheimer, una breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare.

Rinunciando alla voce fuori campo, a ragione sostituita da poche didascalie iniziali che introducono lo scenario storico, The Act of Killing ha come protagonisti Anwar Congo, carnefice nel 1965, e Herman Koto, gangster e leader dei paramilitari, disposti a raccontarsi in tutta la loro oscena sincerità. Con dovizie di particolari, un po' di agghiacciante nostalgia e una sicurezza che è tutt'uno con la follia.

Dopo aver mostrato le tecniche attraverso cui giustiziavano gli oppositori, accettano, insieme ad altri componenti degli squadroni della morte, di recitare in un film che servirà a ricordare ai giovani la loro storia, interpretando anche i ruoli delle vittime. Proprio in questa scelta, probabilmente, si nasconde il meccanismo capace di far affiorare in loro la reale percezione di ciò che è stato.

Oppenheimer diventa allora il "direttore del gioco" in grado di canalizzare e sviluppare l'oscura interiorità degli assassini in quello che può definirsi un vero psicodramma: guardandosi nello schermo televisivo, mentre interpreta il ruolo di una vittima, Anwar Congo per la prima volta mostra un cedimento e riconosce di non poter accettare il peso di se stesso. Sconvolge e indigna quest'esempio estremo di cinema-verità, una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà in cui si intravede un solo barlume di speranza. Difficile da guardare e da dimenticare.

FONTE
http://forum.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=419792

DOCUMENTARIO DUCCESSIVO DELLO STESSO REGISTA http://it.gariwo.net/interviste/l-indonesia-e-la-paura-a-50-anni-dal-genocidio-14150.html" /> ฿ SALDO RACCOLTA FONDI AGORASTREA 2018. OBIETTIVO: 1400 EURO EQUIVALENTI IN BITCOIN (CIRCA 0.15 BITCOIN) ENTRO IL 08/FEBBRAIO/2018 ฿

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THE ACT OF KILLING. DOCUMENTARIO COLPO DI STATO INDONESIA 1965

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The Act of Killing - L'Atto di Uccidere (2012) Director's Cut. Documentario.

Indonesia: gli assassini raccontano. Nel 1965 i paramilitari del movimento Pancasila, aiutati occultamente dagli stati uniti, danno vita a un colpo di Stato che sfocia in un genocidio. Oltre un milione di persone finiscono trucidate nella "più grande caccia ai comunisti di tutti i tempi". I killer di allora oggi sono anziani signori benestanti che, in questo film impressionante, fanno cinema.

Ricreano e mettono in scena i loro atti criminali. Spesso, in una tragica inversione, impersonano le vittime. Il sorprendente regista Joshua Oppenheimer, al suo esordio, segue il loro percorso dal compiacimento di protagonisti di una violenta giustizia politica alla riflessione sulle implicazioni, non solo morali, dell'omicidio di Stato.

Una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà che sconvolge e indigna. È un varco sul mondo del negativo quello aperto dallo sconvolgente documentario diretto da Joshua Oppenheimer, una breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare.

Rinunciando alla voce fuori campo, a ragione sostituita da poche didascalie iniziali che introducono lo scenario storico, The Act of Killing ha come protagonisti Anwar Congo, carnefice nel 1965, e Herman Koto, gangster e leader dei paramilitari, disposti a raccontarsi in tutta la loro oscena sincerità. Con dovizie di particolari, un po' di agghiacciante nostalgia e una sicurezza che è tutt'uno con la follia.

Dopo aver mostrato le tecniche attraverso cui giustiziavano gli oppositori, accettano, insieme ad altri componenti degli squadroni della morte, di recitare in un film che servirà a ricordare ai giovani la loro storia, interpretando anche i ruoli delle vittime. Proprio in questa scelta, probabilmente, si nasconde il meccanismo capace di far affiorare in loro la reale percezione di ciò che è stato.

Oppenheimer diventa allora il "direttore del gioco" in grado di canalizzare e sviluppare l'oscura interiorità degli assassini in quello che può definirsi un vero psicodramma: guardandosi nello schermo televisivo, mentre interpreta il ruolo di una vittima, Anwar Congo per la prima volta mostra un cedimento e riconosce di non poter accettare il peso di se stesso. Sconvolge e indigna quest'esempio estremo di cinema-verità, una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà in cui si intravede un solo barlume di speranza. Difficile da guardare e da dimenticare.

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http://forum.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=419792

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Una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà che sconvolge e indigna. È un varco sul mondo del negativo quello aperto dallo sconvolgente documentario diretto da Joshua Oppenheimer, una breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare.

Rinunciando alla voce fuori campo, a ragione sostituita da poche didascalie iniziali che introducono lo scenario storico, The Act of Killing ha come protagonisti Anwar Congo, carnefice nel 1965, e Herman Koto, gangster e leader dei paramilitari, disposti a raccontarsi in tutta la loro oscena sincerità. Con dovizie di particolari, un po' di agghiacciante nostalgia e una sicurezza che è tutt'uno con la follia.

Dopo aver mostrato le tecniche attraverso cui giustiziavano gli oppositori, accettano, insieme ad altri componenti degli squadroni della morte, di recitare in un film che servirà a ricordare ai giovani la loro storia, interpretando anche i ruoli delle vittime. Proprio in questa scelta, probabilmente, si nasconde il meccanismo capace di far affiorare in loro la reale percezione di ciò che è stato.

Oppenheimer diventa allora il "direttore del gioco" in grado di canalizzare e sviluppare l'oscura interiorità degli assassini in quello che può definirsi un vero psicodramma: guardandosi nello schermo televisivo, mentre interpreta il ruolo di una vittima, Anwar Congo per la prima volta mostra un cedimento e riconosce di non poter accettare il peso di se stesso. Sconvolge e indigna quest'esempio estremo di cinema-verità, una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà in cui si intravede un solo barlume di speranza. Difficile da guardare e da dimenticare.

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oseido 12/17/2015

The Act of Killing - L'Atto di Uccidere (2012) Director's Cut. Documentario.




Indonesia: gli assassini raccontano. Nel 1965 i paramilitari del movimento Pancasila, aiutati occultamente dagli stati uniti, danno vita a un colpo di Stato che sfocia in un genocidio. Oltre un milione di persone finiscono trucidate nella "più grande caccia ai comunisti di tutti i tempi". I killer di allora oggi sono anziani signori benestanti che, in questo film impressionante, fanno cinema.




Ricreano e mettono in scena i loro atti criminali. Spesso, in una tragica inversione, impersonano le vittime. Il sorprendente regista Joshua Oppenheimer, al suo esordio, segue il loro percorso dal compiacimento di protagonisti di una violenta giustizia politica alla riflessione sulle implicazioni, non solo morali, dell'omicidio di Stato.




Una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà che sconvolge e indigna. È un varco sul mondo del negativo quello aperto dallo sconvolgente documentario diretto da Joshua Oppenheimer, una breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare.




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