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2300 I GIORNALISTI (NOTI) UCCISI NEL MONDO DAL 1990 AL 2016.

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2300 I GIORNALISTI (NOTI) UCCISI NEL MONDO DAL 1990 AL 2016. Secondo un rapporto dell'International Federation of Journalists (IFJ) nell'ultimo quarto di secolo sono ben 2.297 i giornalisti ed operatori dei media morti in servizio mentre informavano il mondo su una guerra, una rivolta, la criminalità organizzata o le malefatte dei potenti. E i loro assassini, spiega il rapporto, restano nella maggior parte dei casi impuniti. Se a questi aggiungiamo tutti quei giornalisti le quali morti sono state archiviate come "Suicidi" (Si veda quello di Gary Webb), il numero cresce drammaticamente. "Gli ultimi 10 anni sono stati i più pericolosi e l'IFJ stima che solo per un omicidio su dieci si trova il responsabile: è una questione diplomatica, dobbiamo fermare l'impunità che protegge gli assassini [...] è il momento di fare qualcosa a riguardo." Ha dichiarato in un'intervista Anthony Bellanger, segretario generale di IFJ. Il rapporto conta di 72 pagine molto dettagliate. Il 2006 è stato l'annus horribilis del giornalismo nel mondo (almeno degli ultimi 25 anni) con un totale di 155 morti: l'International Federation of Journalism basa le informazioni contenute nel rapporto su una varietà di fonti, tra cui affiliati in circa 140 nazioni, fonti della polizia e rapporti politici di varia natura. Il primo rapporto è stato pubblicato nel 1990, quando il rapporto quantificò in 40 i giornalisti morti sul lavoro a causa di fuoco incrociato, omicidi mirati, attentati dinamitardi. Dal 2010 ogni anno sono almeno 100 i giornalisti uccisi, un trend in continuo aumento e che di recente ha visto svilupparsi nuovi orizzonti di rischio nel mestiere. Sempre più spesso infatti capita di riportare notizie circa rapimenti di giornalisti, che vengono giustiziati dai loro aguzzini senza nemmeno la richiesta di un riscatto e che hanno tutta l'intenzione, quindi, di colpire proprio l'uomo giornalista in quanto testimone. Quest'anno sono già 16 i giornalisti morti ammazzati nel mondo: Afghanistan, Burundi, Iraq ma anche Francia, Russia, Stati Uniti, Messico e Italia, il mestiere di giornalista (quello vero, che non scende a compromessi...) è in tutto il mondo un mestiere sempre più pericoloso. L'Iraq è in cima alla lista come paese più pericoloso per i cronisti: negli ultimi 25 anni sono almeno 309 gli omicidi che vedono vittime i giornalisti, la maggior parte dei quali avvenuti dopo l'invasione americana del 2003. Al secondo posto ci sono le Filippine, con 146 omicidi, e al terzo posto il Messico, dove la violenza dei narcos ha falciato 120 vite in 25 anni. E il fatto che al secondo e terzo posto della classifica ci siano paesi che formalmente non sono in guerra, come appunto le Filippine e il Messico, rende evidente quanto la pericolosità del mestiere di giornalista sia avulsa dal teatro di guerra in cui questa viene svolta. FONTE http://www.ifj.org/

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oseido 05/06/2016

2300 I GIORNALISTI (NOTI) UCCISI NEL MONDO DAL 1990 AL 2016.2300 I GIORNALISTI (NOTI) UCCISI NEL MONDO DAL 1990 AL 2016.
Secondo un rapporto dell'International Federation of Journalists (IFJ) nell'ultimo quarto di secolo sono ben 2.297 i giornalisti ed operatori dei media morti in servizio mentre informavano il mondo su una guerra, una rivolta, la criminalità organizzata o le malefatte dei potenti. E i loro assassini, spiega il rapporto, restano nella maggior parte dei casi impuniti. Se a questi aggiungiamo tutti quei giornalisti le quali morti sono state archiviate come "Suicidi" (Si veda quello di Gary Webb), il numero cresce drammaticamente.


"Gli ultimi 10 anni sono stati i più pericolosi e l'IFJ stima che solo per un omicidio su dieci si trova il responsabile: è una questione diplomatica, dobbiamo fermare l'impunità che protegge gli assassini [...] è il momento di fare qualcosa a riguardo."


Ha dichiarato in un'intervista Anthony Bellanger, segretario generale di IFJ. Il rapporto conta di 72 pagine molto dettagliate.


Il 2006 è stato l'annus horribilis del giornalismo nel mondo (almeno degli ultimi 25 anni) con un totale di 155 morti: l'International Federation of Journalism basa le informazioni contenute nel rapporto su una varietà di fonti, tra cui affiliati in circa 140 nazioni, fonti della polizia e rapporti politici di varia natura. Il primo rapporto è stato pubblicato nel 1990, quando il rapporto quantificò in 40 i giornalisti morti sul lavoro a causa di fuoco incrociato, omicidi mirati, attentati dinamitardi.


Dal 2010 ogni anno sono almeno 100 i giornalisti uccisi, un trend in continuo aumento e che di recente ha visto svilupparsi nuovi orizzonti di rischio nel mestiere.


Sempre più spesso infatti capita di riportare notizie circa rapimenti di giornalisti, che vengono giustiziati dai loro aguzzini senza nemmeno la richiesta di un riscatto e che hanno tutta l'intenzione, quindi, di colpire proprio l'uomo giornalista in quanto testimone. Quest'anno sono già 16 i giornalisti morti ammazzati nel mondo: Afghanistan, Burundi, Iraq ma anche Francia, Russia, Stati Uniti, Messico e Italia, il mestiere di giornalista (quello vero, che non scende a compromessi...) è in tutto il mondo un mestiere sempre più pericoloso. L'Iraq è in cima alla lista come paese più pericoloso per i cronisti: negli ultimi 25 anni sono almeno 309 gli omicidi che vedono vittime i giornalisti, la maggior parte dei quali avvenuti dopo l'invasione americana del 2003.


Al secondo posto ci sono le Filippine, con 146 omicidi, e al terzo posto il Messico, dove la violenza dei narcos ha falciato 120 vite in 25 anni. E il fatto che al secondo e terzo posto della classifica ci siano paesi che formalmente non sono in guerra, come appunto le Filippine e il Messico, rende evidente quanto la pericolosità del mestiere di giornalista sia avulsa dal teatro di guerra in cui questa viene svolta.




FONTE


http://www.ifj.org/

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