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E JOHNNY PRESE IL FUCILE / JOHNNY GOT HIS GUN (1971)

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oseido

By: oseido

Date Uploaded: 02/15/2017

Tags: E JOHNNY PRESE IL FUCILE   JOHNNY GOT HIS GUN (1971)   manifesto pacifista   guerra   pacifismo  

E JOHNNY PRESE IL FUCILE / JOHNNY GOT HIS GUN (1971) - E Johnny prese il fucile Johnny Got His Gun (1971) Genere: Drama / War Valutazione: 7/10 (2 votes) Durata: 111 min Riconoscimenti: Nominated for Golden Globe. Another 3 wins & 2 nominations Regia: Dalton Trumbo Sceneggiatura: Dalton Trumbo Dalton Trumbo Luis Buñuel Fotografia: Jules Brenner Cast: Don 'Red' Barry Timothy Bottoms Craig Bovia Peter Brocco Judy Howard Chaikin Kendell Clarke Eric Christmas Dalton Trumbo Maurice Dallimore Robert Easton Kathy Fields Larry Fleischman Eduard Franz Anthony Geary Ed Gilbert Ben Hammer Milton Barnes Lynn Hanratty Wayne Heffley Marsha Hunt Ernestine Johnston Joseph Kaufmann Mike Lee Kerry MacLane Charles McGraw William Mims Byron Morrow Alice Nunn Marge Redmond Jason Robards Jodean Lawrence David Soul Donald Sutherland Diane Varsi Peter Virgo Jr. Gigi Vorgan Jeffrey Walker Bruce Watson Sandy Brown Wyeth Xus Estruch Ken Globus Margaret Pellegrini Pepe Serna Tom Tryon Produzione: Bruce Campbell Colonna Sonora: Jerry Fielding Montaggio: Millie Moore SINOSSI Durante la prima guerra mondiale un soldato americano perde la vista, l’udito e rimane mutilato di tutti e quattro gli arti. Movendo la testa riesce a comunicare con i medici che lo assistono. Il film alterna al tragico presente del soldato i suoi ricordi e i suoi sogni. Il film fu diretto trent'anni dopo da Dalton Trumbo autore antifascista ed antimilitarista che nel '38 aveva già scritto il libro. Per anni censurato ed ancora oggi piuttosto raro. Il gruppo dei Metallica lo riportò alla ribalta con il brano One che vi si ispirò e che ne utilizzò delle parti per il videoclip musicale. E Johnny prese il fucile è uno dei più importanti manifesti pacifisti di tutti i tempi. RECENSIONE Protagonista assoluto del film (sceneggiato e diretto da Donald Trumbo in decenni di appassionato lavoro e portato sugli schermi solo nel 1971, dopo aver ricevuto ripetuti rifiuti da parte di produttori e distributori) è John Bohnam, diciannovenne figlio di un’America povera ma dignitosa che manda i suoi giovani a morire in una guerra (il primo conflitto mondiale, in questo caso) a difesa di ideali lontani ed astratti. Johnny viene dislocato sul fronte francese, dove rimane seriamente ferito dall’esplosione di una mina: privato degli arti, del volto, dell’udito, del tatto, del gusto, dell’olfatto, di lui non rimarrà che un tragico moncherino di uomo, tenuto in vita senza pietà dagli artifici di una medicina moderna e disumana, spietata alla stregua della guerra stessa. Considerato dagli ufficiali medici poco più di un’attrazione da baraccone, pur nella sua estrema menomazione John continua ad essere un essere umano a tutti gli effetti, un ragazzo nel quale piano piano emergono ricordi del passato, della vita condotta nel piccolo paese d’origine, del padre, dell’ex fidanzata Karen, della disgraziata decisione di arruolarsi e di partire per la guerra; di pari passo arriva la consapevolezza delle condizioni in cui attualmente versa, povero corpo straziato al quale è negata un’identità e una dignità, nascosto al mondo e agli uomini. Gli anni passano, e vividi sogni e ricordi si mescolano nella testa di Johnny, l’unico luogo in cui egli continua ad esistere: ogni domenica si reca a passeggiare tra i colori ombrosi del bosco, e nella sua mente festeggia tra canti e libagioni l’ultimo giorno dell’anno. Nella sua estrema solitudine, muovendo la testa John tenta di comunicare tramite l’alfabeto Morse con la vecchia infermiera che si prende cura di ciò che rimane di lui, la presenza della quale è per lui più che altro un’intuizione. Questi tentativi rimangono purtroppo frustrati, poiché la donna scambia i messaggi per agitazione e gli inietta dei sedativi per calmarlo. Le cose cambiano con l’arrivo, il giorno di Natale, della nuova infermiera deputata alle sue cure, una ragazza sensibile e attenta che cerca di stabilire un contatto con John tracciando con le dita le sillabe delle parole “Merry Christmas” sul suo petto. Finalmente la tanto attesa speranza di comunicare con il mondo esterno può compiersi, e il ragazzo reitera le sue richieste, lanciando un disperato SOS in codice Morse: la nuova infermiera capisce e lo mette in contatto con un ufficiale che gli farà da tramite, formulando la domanda: “Che cosa vuoi?” battendo linee e punti con le dita sulla maschera che gli ricopre il volto mancante, là dove ci sarebbe stata la fronte. Johnny chiede di essere portato all’esterno, di essere esibito al mondo come terribile monito contro le atrocità inenarrabili della guerra, una sorta di nuovo Messia che si avvale della forza dirompente del proprio corpo lacerato e annullato, della sua umanità sfregiata per comunicare tutta la disperazione e il dolore come le parole non riuscirebbero a dire. Questo, oppure la morte, in un gesto di estrema liberazione dal Male. Ma tutto ciò è contro il regolamento. Johnny non presta ormai più nessuna attenzione alle ulteriori domande che gli vengono poste, nella sua mente riesce solo a formulare un: “Perché?” destinato a rimanere senza risposta, nel momento in cui i medici si apprestano a sedarlo di nuovo e impediscono all’infermiera di ucciderlo, riattaccando i tubi di ossigeno che in un gesto pietoso lei aveva strappato. Nella fortissima, tragica sequenza finale la luce si spegne, la porta si chiude e si distingue il rumore di passi che si allontanano: il soldato Johnny continua a lanciare il suo SOS…SOS…SOS…, ma sulle sue pene cade un definitivo e inappellabile oblio. - Il più nobile atto d'accusa contro la stupidità della guerra e il potere organizzato. Un film che rimane nella memoria. - SOURCES: http://www.tntvillage.scambioetico.org/archivio/index.php?s=9de600afd4d3221087f8f8049550ead1&showtopic=103288 https://www.yifysubtitles.com/subtitles/johnny-got-his-gun-english-yify-31174 https://www.opensubtitles.org/it/subtitles/3146711/johnny-got-his-gun-it MAGNET TORRENT magnet:?xt=urn:btih:58A4A9AB2A0B25C5E1436C7CCB5B35AFC6FBE17C&dn=E+Johnny+prese+il+fucile.torrent&tr=http%3A%2F%2Ftracker.tntvillage.scambioetico.org%3A2710%2Fannounce&tr=udp%3A%2F%2Ftracker.tntvillage.scambioetico.org%3A2710%2Fannounce&tr=udp%3A%2F%2Ftracker.coppersurfer.tk%3A6969%2Fannounce&tr=udp%3A%2F%2Ftracker.openbittorrent.com%3A80%2Fannounce&tr=udp%3A%2F%2Ftracker.publicbt.com%3A80&tr=udp%3A%2F%2Ftracker.istole.it%3A80&tr=udp%3A%2F%2Fopen.demonii.com%3A1337%2Fannounce

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oseido 02/15/2017

E Johnny prese il fucile / Johnny Got His Gun (1971)

Genere: Drama / War
Valutazione: 7/10 (2 votes)
Durata: 111 min
Riconoscimenti: Nominated for Golden Globe. Another 3 wins & 2 nominations
Regia: Dalton Trumbo
Sceneggiatura: Dalton Trumbo Dalton Trumbo Luis Buñuel
Fotografia: Jules Brenner
Cast: Don 'Red' Barry Timothy Bottoms Craig Bovia Peter Brocco Judy Howard Chaikin Kendell Clarke Eric Christmas Dalton Trumbo Maurice Dallimore Robert Easton Kathy Fields Larry Fleischman Eduard Franz Anthony Geary Ed Gilbert Ben Hammer Milton Barnes Lynn Hanratty Wayne Heffley Marsha Hunt Ernestine Johnston Joseph Kaufmann Mike Lee Kerry MacLane Charles McGraw William Mims Byron Morrow Alice Nunn Marge Redmond Jason Robards Jodean Lawrence David Soul Donald Sutherland Diane Varsi Peter Virgo Jr. Gigi Vorgan Jeffrey Walker Bruce Watson Sandy Brown Wyeth Xus Estruch Ken Globus Margaret Pellegrini Pepe Serna Tom Tryon
Produzione: Bruce Campbell
Colonna Sonora: Jerry Fielding
Montaggio: Millie Moore

SINOSSI

Durante la prima guerra mondiale un soldato americano perde la vista, l’udito e rimane mutilato di tutti e quattro gli arti. Movendo la testa riesce a comunicare con i medici che lo assistono. Il film alterna al tragico presente del soldato i suoi ricordi e i suoi sogni.
Il film fu diretto trent'anni dopo da Dalton Trumbo autore antifascista ed antimilitarista che nel '38 aveva già scritto il libro.
Per anni censurato ed ancora oggi piuttosto raro. Il gruppo dei Metallica lo riportò alla ribalta con il brano One che vi si ispirò e che ne utilizzò delle parti per il videoclip musicale. E Johnny prese il fucile è uno dei più importanti manifesti pacifisti di tutti i tempi.

RECENSIONE

Protagonista assoluto del film (sceneggiato e diretto da Donald Trumbo in decenni di appassionato lavoro e portato sugli schermi solo nel 1971, dopo aver ricevuto ripetuti rifiuti da parte di produttori e distributori) è John Bohnam, diciannovenne figlio di un’America povera ma dignitosa che manda i suoi giovani a morire in una guerra (il primo conflitto mondiale, in questo caso) a difesa di ideali lontani ed astratti.
Johnny viene dislocato sul fronte francese, dove rimane seriamente ferito dall’esplosione di una mina: privato degli arti, del volto, dell’udito, del tatto, del gusto, dell’olfatto, di lui non rimarrà che un tragico moncherino di uomo, tenuto in vita senza pietà dagli artifici di una medicina moderna e disumana, spietata alla stregua della guerra stessa.

Considerato dagli ufficiali medici poco più di un’attrazione da baraccone, pur nella sua estrema menomazione John continua ad essere un essere umano a tutti gli effetti, un ragazzo nel quale piano piano emergono ricordi del passato, della vita condotta nel piccolo paese d’origine, del padre, dell’ex fidanzata Karen, della disgraziata decisione di arruolarsi e di partire per la guerra; di pari passo arriva la consapevolezza delle condizioni in cui attualmente versa, povero corpo straziato al quale è negata un’identità e una dignità, nascosto al mondo e agli uomini.

Gli anni passano, e vividi sogni e ricordi si mescolano nella testa di Johnny, l’unico luogo in cui egli continua ad esistere: ogni domenica si reca a passeggiare tra i colori ombrosi del bosco, e nella sua mente festeggia tra canti e libagioni l’ultimo giorno dell’anno.
Nella sua estrema solitudine, muovendo la testa John tenta di comunicare tramite l’alfabeto Morse con la vecchia infermiera che si prende cura di ciò che rimane di lui, la presenza della quale è per lui più che altro un’intuizione.

Questi tentativi rimangono purtroppo frustrati, poiché la donna scambia i messaggi per agitazione e gli inietta dei sedativi per calmarlo.
Le cose cambiano con l’arrivo, il giorno di Natale, della nuova infermiera deputata alle sue cure, una ragazza sensibile e attenta che cerca di stabilire un contatto con John tracciando con le dita le sillabe delle parole "Merry Christmas” sul suo petto.

Finalmente la tanto attesa speranza di comunicare con il mondo esterno può compiersi, e il ragazzo reitera le sue richieste, lanciando un disperato SOS in codice Morse: la nuova infermiera capisce e lo mette in contatto con un ufficiale che gli farà da tramite, formulando la domanda: "Che cosa vuoi?” battendo linee e punti con le dita sulla maschera che gli ricopre il volto mancante, là dove ci sarebbe stata la fronte.

Johnny chiede di essere portato all’esterno, di essere esibito al mondo come terribile monito contro le atrocità inenarrabili della guerra, una sorta di nuovo Messia che si avvale della forza dirompente del proprio corpo lacerato e annullato, della sua umanità sfregiata per comunicare tutta la disperazione e il dolore come le parole non riuscirebbero a dire.
Questo, oppure la morte, in un gesto di estrema liberazione dal Male.
Ma tutto ciò è contro il regolamento.

Johnny non presta ormai più nessuna attenzione alle ulteriori domande che gli vengono poste, nella sua mente riesce solo a formulare un: "Perché?” destinato a rimanere senza risposta, nel momento in cui i medici si apprestano a sedarlo di nuovo e impediscono all’infermiera di ucciderlo, riattaccando i tubi di ossigeno che in un gesto pietoso lei aveva strappato.

Nella fortissima, tragica sequenza finale la luce si spegne, la porta si chiude e si distingue il rumore di passi che si allontanano: il soldato Johnny continua a lanciare il suo SOS…SOS…SOS…, ma sulle sue pene cade un definitivo e inappellabile oblio.
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Il più nobile atto d'accusa contro la stupidità della guerra e il potere organizzato.
Un film che rimane nella memoria.
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Chi è Dalton Trumbo?

Dalton Trumbo è, o meglio era, uno dei più famosi sceneggiatori soggettisti di Hollywood (tra le molte cose sue vi segnalo”Exodus”, "Vacanze Romane” e "Spartacus”), che scrisse però la maggior parte delle sue sceneggiature sotto pseudonimi e abitando in Messico, poiché finito nella cosiddetta "lista nera” degli artisti e cineasti Statunitensi che non potevano lavorare negli States. Perché?

Perché durante gli anni Cinquanta, negli Stati Uniti, si era in piena ondata anticomunista, e la commissione per le attività anti-americane processava e condannava tutti quelli che avevano anche solo guardato con simpatia agli ideali socialisti e comunisti d’oltreoceano. Trumbo era dichiaratamente stalinista (al tempo l’accezione del termine era ovviamente diversa); si rifiutò, assieme ad altri dieci colleghi, di fare i nomi di coloro che sapeva essere simpatizzanti della sinistra radicale, venne processato, condannato a undici mesi di carcere e bandito da Hollywood. Continuò a lavorare fra mille difficoltà; dall’estero, e sotto falso nome.

Facciamo ancora un salto indietro: nel 1939 Trumbo scrive un romanzo (splendido) dallo stesso nome del film di cui parlo, che è fondamentalmente soggetto e base di partenza del suo progetto cinematografico. Il 1939 non è un periodo adatto per parlare di pacifismo, tant’è che lui ritira temporaneamente il libro, e non ne parla più, soprattutto quando la Germania nazista attacca l’Unione Sovietica. Il libro comunque prende parecchi premi, ed è considerato a tutt’oggi un capolavoro nel suo genere. Trumbo avrebbe voluto sin da subito farne un’opera cinematografica, ma tra Seconda Guerra Mondiale e il Maccartismo deve aspettare fino alla fine degli anni Sessanta per porre in opera il suo primo (ed unico) film; Dalton Trumbo vede uscire nelle sale il suo film quando ha 66 anni.

Di che parla, questo film, che ha ricevuto tra gli altri anche il premio speciale della giuria a Cannes nel 1971? Parla di Joe, giovane soldato americano (un marconista) richiamato al fronte durante la Grande Guerra, che l’ultimo giorno prime della fine, rifugiatosi in una trincea, viene colpito da una bomba e fatto a brandelli.
Recuperato dalle truppe Alleate viene salvato per miracolo, ma sopravvive privato di tutti gli arti, di vista, udito, parola, olfatto.

Solamente in grado di percepire con la pelle ed in compagnia solo dei suoi pensieri e sogni. Di Joe non resta che, come dicono in una scena due medici che lo curano, "un pezzo di carne che vive”, che con meccanica ed euclidea ostinazione viene mantenuto in vita nel suo limbo vuoto. Joe recupera pian piano consapevolezza di quel che gli è successo, e attraverso i movimenti del capo cerca di comunicare in codice Morse con il mondo esterno. Quando, nell’ospedale militare in cui giace, viene capito, chiede ai medici di lasciarlo morire, o quantomeno di esporre il suo corpo al mondo per testimoniare gli orrori della guerra. Questo suo muto grido di dolore non verrà mai accolto: Joe viene lasciato a sé stesso nel suo buio, perennemente.

Tutto accade alternando la realtà (rappresentata cinematograficamente in bianco e nero) ai sogni di Joe (a colori), che oscillano come un pendolo tra flashback, ricordo e allucinazione, in cui il suo unico spazio di confronto è, con uno straordinario Donald Sutherland ad interpretarlo, Gesù. Spunti di riflessione oltre che sulla guerra non mancano: si va dalla religione alla cieca ostinazione di un certo tipo di scienza e medicina. È un film di una incredibile drammaticità, forse nella sua seconda parte più lento che nella prima, ma quando si affrontano certi temi, e soprattutto in un certo modo, vien da dire, spontaneamente, e con sincerità, "ma chissenefrega”.

-
IL ROMANZO DA CUI E' TRATTO IL FILM:

TRUMBO DALTON
E JOHNNY PRESE IL FUCILE (LIBRO)

"Johnny got his gun”, scritto nel 1938, fu pubblicato il 3 settembre 1939, due giorni dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Le vicissitudini che interessarono il romanzo e la storia privata di Dalton Trumbo sono da lui coerentemente spiegate nella particolare prefazione che appare oggi una dichiarazione fuori dai denti di chi evidentemente ha patito censure da ogni fronte per i suoi scritti. Trumbo dichiara che, all’epoca, l’argomento pacifista, tema centrale e costante del romanzo, era un anatema per la sinistra americana nonché per gran parte del centro. Tant’è che fin dalla pubblicazione venne prima dileggiato e poi completamente oscurato (leggasi bandito) per via dell’attacco a Pearl Harbour.

Contemporaneamente fu la destra a prenderlo come esempio per reclamare le libertà civili. Per l’accanimento e la controversia che ne derivarono lo stesso Trumbo chiese all’editore il fermo delle ristampe, almeno fino alla fine della guerra. In effetti è proprio nel 1945 che il libro venne rimesso in circolazione, questa volta accolto favorevolmente dalla sinistra, sotto il silenzio della destra. Purtroppo Trumbo compì l’errore di lamentarsi di certi attacchi ricevuti proprio con l’FBI che iniziò ad interessarsi a lui fino al suo alienante coinvolgimento nella lista nera del Maccartismo.

In quella scellerata caccia alle streghe, Trumbo subì il carcere e dovette rinunciare al brillante impiego di sceneggiatore salvo poi firmare i suoi lavori con diversi pseudonimi. Il suo libro appariva di volta in volta, ad ogni guerra, riprendendo fuoco in quella di Corea e divampando, successivamente, in quella del Vietnam. Ed è a questa fase che risale l’ultima revisione del romanzo, ambientato in quella che Trumbo definisce "l’ultima guerra romantica”, ossia la Prima Guerra Mondiale.

Johnny è un giovane diciannovenne che vive in Colorado, lavora in un panificio ed ha una ragazza quando si trova tra le file dei combattenti in Europa. Aveva perso il padre in guerra, ma non sa spiegarsi perché si trova tra giovani come lui ad affrontare pericoli di morte. Un giorno si sveglia e, progressivamente, scopre di esser terribilmente mutilato. A causa dell’esplosione di una bomba ora si ritrova senza gambe, braccia, udito, occhi, naso e bocca. Scopre di esser un troncone umano a cui hanno agganciato un bavaglio che dalla gola viene legato alla fronte per coprire un volto che ormai non c’è più.

Avvicinarsi al romanzo di Trumbo significa affrontare un’esperienza di autenticità e meraviglia per appropriarsi, in un naturale transfert, di quella solitaria sofferenza che si presta a divenire universale.

Appositamente privo di punteggiatura, se si escludono i punti che chiudono i paragrafi, si presenta come un continuo, inarrestabile, straordinario, umano flusso di coscienza dei pensieri di Johnny.

È questa una scelta di Trumbo per donare ad ogni lettore il potere di leggerne i contenuti con l’intensità e le inflessioni che gli vengono spontanee o che più gli aggradano, senza sue interferenze.

La grande bellezza del romanzo è proprio qui, nel suo esser privo di una trama convenzionale se non quella ricostruita, di volta in volta, dai ricordi di Johnny che tenta di sopravvivere con se stesso, in pieno isolamento, in completa solitudine. Non vi si ravvisa alcuna ideologia politica, ma un umano e quanto mai doloroso grido di orrore verso l’irrazionalità della guerra, verso tutte le guerre del mondo, in qualsiasi tempo e luogo: un manifesto assoluto e sincero che si interroga sulla scienza e sulla fede, dunque, in un radioso mix di dolore e dolcezza, senza scadere mai nel patetico.

Trumbo non si compiace del trauma fisico di Johnny, evitando il più possibile le descrizioni, lasciandone il compito alle intuizioni e preferendo fissarsi sulla psicologia tormentata del ferito. Impossibile sollevare lo sguardo dal romanzo, da quelle fitte pagine che si calano come una scure sul mistero della vita e sulla capacità di un troncone umano di continuare a sopravvivere attaccandosi a qualsiasi cosa, una vibrazione, il cambio della biancheria, un raggio di sole che scalda la fronte, per poter recuperare la dignità dell’essere umano: il sentirsi ancora vivo, la voglia di gustare i piatti della madre, l’andare a pesca con il padre, il sorridere agli amici, il pronunciare parole d’amore verso la donna amata, sentire l’odore dell’aria durante le stagioni, percepire il trascorrere del tempo, distinguere i sogni dalla realtà. Sono questi i suoi semplici desideri e a questi torna, nella fase di lucidità dopo i sedativi e quei rapidi passaggi della sua mente, in flashback, in cui rivive la sua vita di prima, i singoli momenti gioiosi, tristi, lieti che aveva percorso da "vivo”.

Un grandissimo lavoro, quello di Trumbo, nel creare un pathos in crescendo verso la scoperta della completa mutilazione. La disperazione della rivelazione a se stesso, ogni qualvolta comprende che gli manca "un pezzo”, la rabbia verso i dottori che stanno sperimentando su di lui, lasciano il posto alla dolcezza dei ricordi e alla volontà di poter continuare in qualche modo, con la speranza che vince sempre sull’annullamento di sé originato da quelle inutili parole che lo hanno portato alla guerra.

Perché lui è diverso da tutti, anche Cristo che gli appare nei sogni non riesce a dargli una visione del suo stato e del futuro, e così spiega la sua immensa solitudine: "sono morti con un solo unico pensiero in testa che voglio vivere voglio vivere voglio vivere. Lui lo sapeva bene. Lui era la cosa più vicina a un morto che ci fosse sulla terra. Lui era un uomo morto con una mente che sapeva ancora pensare. Lui sapeva tutte le risposte che sapevano i morti ma loro non potevano più pensarle.

Lui poteva parlare per i morti perché era uno di loro. Lui era il primo soldato tra tutti quelli morti dall’inizio dei tempi che avesse ancora una mente con la quale pensare. Nessuno poteva avere qualcosa da ribattere. Nessuno poteva dimostrare che si sbagliava perché nessuno sapeva tranne lui. Lui poteva dire a tutti quei magniloquenti figli di puttana assetati di sangue quale fosse esattamente il loro sbaglio. Lui poteva dire caro signore non c’è niente per cui valga la pena di morire io lo so perché io sono morto. Non c’è una parola che valga la vita. Preferirei piuttosto lavorare in una miniera di carbone profonda sotto terra e non vedere mai la luce del sole e mangiare pane ed acqua e lavorare venti ore al giorno.

Preferirei quello piuttosto che morire. Io tradirei la democrazia per avere salva la vita. Io tradirei l’indipendenza e l’onore e la liberazione e la dignità per avere salva la vita. Io do a lei tutte queste cose e lei dà a me il potere di camminare e vedere e sentire e respirare l’aria e assaporare il cibo. Lei si prenda le parole. Mi ridia indietro la mia vita. Ormai io non chiedo nemmeno più una vita felice. Non chiedo una vita decente o una vita onorevole o una vita libera. Io sono al di là di tutto questo. Io sono morto e perciò chiedo semplicemente la vita. Vivere. Sentire. Essere qualcosa che si muove sulla terra e che non è morto. Io so cos’è che è la morte e voi che ciarlate tanto di morire per delle parole non sapete nemmeno che cosa sia la vita” (pagg.130 e 131).

Trumbo tralascia per buona metà del romanzo la parte dell’ambiente che circonda Johnny. Non gli interessa, non interessa ancora all’esperienza di Johnny. Preferisce prima renderlo cosciente, dallo stato di sonno – veglia di cui non comprende più il ritmo, dopo innumerevoli e fallimentari tentativi di carpire il tempo, dopo aver cercato invano di concentrarsi su qualcosa che potesse occupargli la mente, come la letteratura di cui ricordava a malapena alcuni argomenti, o la storia della nascita di Gesù.

E poi inizia a fissarsi sulle vibrazioni dei passi di persone che entrano nella stanza in cui è segregato. E ricorda il codice Morse e, con la sola testa, sbatte sul cuscino per cercare di farsi capire. Chiede aiuto nel più classico ed universale dei movimenti: S.O.S…S.O.S….ma nessuno comprende quel battere incessante. Lo sedano senza che lui possa opporsi. Non può comunicare. La sua solitudine è assoluta, completa, fino a che una nuova infermiera che lui riconosce dal passo leggero gli batte sul petto le parole BUON NATALE. Per lui è una festa davvero, la resurrezione dello spirito e della carne.

È talmente felice che i suoi pensieri scorrono inarrestabili per pagine e pagine. Finalmente qualcuno ha capito; finalmente può comunicare i suoi pensieri, può parlare con qualcuno e chiede di poter uscire per sentire l’aria, il sole, la pioggia, il vento sulla pelle. Sono trascorsi 7 o 8 anni dall’ultima volta, non lo sa con precisione. In tutto quel tempo è stato sempre solo, chiuso, sotto le lenzuola. Ha bisogno di trovare un nuovo contatto con il mondo; vuole uscire e farsi vedere dalla gente, immaginandosi in una teca di vetro che gira per le città, dietro ad un circo.

Può mantenersi così e, allo stesso tempo, mostrare al mondo cos’è una guerra, come un nuovo messia venuto a rivelare il futuro a tutti. Non sarà come la donna barbuta, o l’uomo più alto del mondo, sarà diverso da tutti, sarà un troncone d’uomo pensante, ma gli negano il permesso di uscire. È contrario ai regolamenti: "lui era il futuro l’immagine perfetta del futuro e avevano paura che qualcuno vedendolo scoprisse questo futuro” (pag.248).

E viene lasciato ancora una volta solo, segregato in una stanza a battere inarrestabile…S.O.S., S.O.S, S.O.S.

"Saremo vivi e cammineremo e parleremo e mangeremo e canteremo e rideremo e sentiremo e ameremo e partoriremo i nostri figli nella tranquillità nella sicurezza nella dignità nella pace. Voi progettate pure le guerre voi padroni di uomini progettate le guerre e puntate il dito e noi punteremo i fucili” (pag.250).

Uno dei romanzi migliori che mi sia capitato di leggere in tutta la mia vita. Impossibile dimenticarlo. Necessario, sempre.

Rimando per il resto all’ottima recensione al film del 1971 (diretto dallo stesso Trumbo), presente qui sul sito.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Dalton Trumbo (9 dicembre 1905 Montrose, Colorado – 10 settembre 1976 Los Angeles), sceneggiatore, scrittore e regista americano. Con "Johnny got his gun" vinse il National Book Award nel 1939. Come Robert Rich vinse un Oscar nel 1954 per "La più grande corrida".

Dalton Trumbo "E Johnny prese il fucile”, 1977, Bompiani, Milano. Traduzione e postfazione di Milli Graffi. Prefazione di Dalton Trumbo.

Prima edizione: "Johnny got his gun”, 1939.

-

SOURCES:

http://www.tntvillage.scambioetico.org/archivio/index.php?s=9de600afd4d3221087f8f8049550ead1&showtopic=103288

https://www.yifysubtitles.com/subtitles/johnny-got-his-gun-english-yify-31174

https://www.opensubtitles.org/it/subtitles/3146711/johnny-got-his-gun-it

http://www.lankelot.eu/cinema/trumbo-dalton-e-johnny-prese-il-fucile.html

http://www.lankelot.eu/letteratura/trumbo-dalton-e-johnny-prese-il-fucile-libro.html

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