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OUR DAILY BREAD - IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO DOCUMENTARIO. ANNO 2003/2005

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OUR DAILY BREAD - IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO DOCUMENTARIO. ANNO 2003/2005 Un documentario amaro e toccante. Una visione d'insieme di una societa' (quella del 2003, anno nel quale cominciarono le riprese di questo film) proiettata verso un'industrializzazione ipertecnologica. La visione Tailoristica del lavoro innalzata all'ennesima potenza. Dal 2003 ad oggi come si e' evoluta l'indistria? Ci stiamo veramente incamminando in quella che il giornalista Paolo Barnard definisce "TECK-GLEBA SENZA ALTERNATIVE" ? A guardare il documentario pare proprio che dal 2003 ad oggi il cammino industriale vada indiscutibilmente in quella direzione. Rimangono le immense macchine di morte scientificamente costruite per uccidere nel minor tempo la quantita' piu' grande di esseri viventi possibile. Nastri trasportatori carichi di cadaveri animali poco prima vivi, appesi per una zampa, senza testa, oppure squartati a meta' da immense motoseghe. Tetri stanzoni della morte, che richiamano l'inferno dantesco, pieni di macchinari che in maniera automatizzata smembrano incessantemente cadaveri di animali. Esseri umani in catene di montaggio macabre, che in maniera ripetitiva eseguono le stesse amputazioni sugli animali, spesso ancora vivi. Ed ancora, tonnellate di pesticidi di ogni genere e sorta cosparsi in ogni modo su tutte le coltivazioni intensive. Un'avvelenamento costante ed inesorabile di tutte le risorse naturali e di conseguenza di tutte le forme di vita, compresa ovviamente anche quella dei responsabili...noi esseri umani. Ma quando il 90% di tutto il lavoro umano sara' portato avanti dalle macchine, dai robot, dai cobot e dall'intelligenza artificiale che fine faranno i gia' esigui posti di lavoro? A che prezzo verranno tenuti gli "umani"? Our Daily Bread mostra i luoghi in cui nel 2003 il cibo veniva prodotto in Europa: paesaggi surreali "plastificati" e ottimizzati per il passaggio di trattori e l'utilizzo di macchinari agricoli, stanze sterili all'interno di edifici industriali progettati per assicurare efficienza logistica, macchine che richiedono materiali uniformi per assicurare un processo di lavorazione regolare. Esseri viventi trattati poco meno che come oggetti. Dai fiumi di pulcini che vengono risucchiati con un'immenso aspirapolvere e poi sparati come un getto d'acqua direttamente nelle scatole, ad animali vistosamente modificati geneticamente, con rotoli di carne innaturali su tutto il corpo, pronti ad essere assassinati scientificamente in macchinari di tortura teck-medioevali. Tutta l'essenza della natura viene completamente stravolta. Ciò che potrebbe sembrare fantascienza è realtà: il cibo che consumiamo veniva ed è prodotto in spazi iper-meccanizzati che raramente sono visibili. In questi luoghi la presenza dell'uomo è minima, ridotta a svolgere la mansioni che le macchine non erano ancora in grado di compiere nel 2003. Con uno sguardo insistente che mescola fascinazione e orrore, Our Daily Bread è anche una metafora dei valori dell'odierna società: una società che gode della sovrabbondanza dei pochi prodotta in maniera veloce, semplice, seriale, sempre piu' tossica per l'organismo che se ne ciba, da pochi gruppi di lavoratori specializzati. Al ritmo dei nastri trasportatori e a quello di macchine gigantesche, il film mostra senza commentare i luoghi in cui il cibo veniva prodotto in Europa nel 2003. Spazi monumentali, paesaggi surreali e dai suoni bizzarri ed un freddo, sterile ambiente industriale che lascia ben poco spazio all'individualità dei lavoratori. Persone, animali, raccolti e macchinari giocano un ruolo di spalla all'interno di questo sistema logistico che provvede a mantenere gli standard di vita della nostra società neoliberista occidentale. Our Daily Bread è un banchetto su grande schermo non sempre facile da digerire, ma al quale tutti prendiamo parte ogni giorno. Va guardato, e va accetato il fatto di essere complici consumatori di questo sistema autodistruttivo. --------------------- Il Team Di Agorastrea --------------------- Il regista / The Director Nikolaus Geyhalter è nato nel 1972 a Vienna. Nel 1994 fonda Nikolaus Geyhalter Filmproduktion, specializzata nella produzione di documentari. Tra i suoi lavori Washed Ashore (1994), Pripyat (1999) e Pessac. Living in a Laboratory (2004). “Di solito faccio film come quelli che vorrei vedere. Io sono affascinato dai posti che la gente normalmente non conosce. La produzione del cibo avviene in un sistema chiuso, del quale le persone hanno solo un’idea molto vaga. Le immagini utilizzate dalla pubblicità, con la zangola per il burro e la piccola fattoria, non hanno nulla a che vedere con i luoghi da cui proviene realmente il nostro cibo. C’è una sorta di ritrosia a mostrare questi posti e i lavori che vi si svolgono, ma è necessario farlo”. Produzione / Production Nikolaus Geyhalter Filmproduktion GmbH ----------------- Welcome to the world of industrial food production and high-tech farming! To the rhythm of conveyor belts and immense machines, the film looks without commenting into the places where food is produced in Europe: monumental spaces, surreal landscapes and bizarre sounds - a cool, industrial environment which leaves little space for individualism. People, animals, crops and machines play a supporting role in the logistic of this system which provides our society's standard of living. OUR DAILY BREAD is a wide-screen tableau of a feast which isn't always easy to digest - and in which we all take part. A pure, meticulous and high-end film experience that enables the audience to form their own ideas The film depicts the mechanical monotony of industrialized food production, where the difference between a cow and an apple is a matter of equipment, and where humans are employed only when there isn't yet a machine efficient enough to replace them. Each section of the 92-minute film is composed with attention to the scale and symmetry of these food factories, making it as much an art film as a political statement. In Mr. Geyrhalter's long, static shots, chicks shoot from a tube into baskets on a conveyor belt in an endless peeping blur. Pigs are processed in a ghoulish mechanical ballet. Vine ripened vegetables grow in neat rows inside a vast greenhouse complex, planted in plastic-wrapped pallets of nutrient-soaked matter and suspended by strings from a network of cables. Salmon sucked from a fjord are sawed open, eviscerated and vacuumed clean in seconds. Our Daily Bread is a documentary that could probably find a place in a course on science fiction films, said Richard Peña, the chairman of the selection committee of the New York Film Festival, where the movie was shown to acclaim this fall. Geyrhalter presents a world that looks like ours but seems one step removed from it. Of course the conceit is that indeed what hes showing us is our world, whether we know it or not. And whether we like it or not. At 34, Mr. Geyrhalter has directed six documentaries on such subjects as the first year of peace in Bosnia and life in the restricted zone near Chernobyl. He made Our Daily Bread in Europe. Getting permission to film wasn't always easy, but he said that when he wasn't allowed to enter a poultry plant in, say, Germany, he would simply find another, nearly identical, place in Spain or Poland. During editing, Mr. Geyrhalter removed all the interviews. Even the workers who are seen eating alone on lunch breaks effectively marking the end of the conveyor belt do not speak. I had the feeling that as soon as somebody starts talking, even if it's interviews, the audience expects explanations and somebody to be blamed, the director said last month from a hilltop near his weekend home in the Austrian countryside, where he had driven to find a cellphone signal. And since food has to do with everybody, I just didn't want to give the audience any chance to escape because they all have the responsibility for what they buy. Since completing the film, Mr. Geyrhalter said, he eats less meat and buys organic food when he can. While he said that the recent spate of books and films that take on agribusiness could have some impact on certain consumers, he is not optimistic about more sweeping changes. You will never reach the majority, he said. Whatever we see in the movie is just part of our reality, and it will always stay part of our reality. SOURCES: - TRAILER https://www.youtube.com/watch?v=zG7q1NQJz7E - SITO UFFICIALE http://www.ourdailybread.at

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oseido 08/28/2017

OUR DAILY BREAD - IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO. DOCUMENTARIO. ANNO 2003/2005
OUR DAILY BREAD - IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO. DOCUMENTARIO. ANNO 2003/2005
Un documentario amaro e toccante. Una visione d'insieme di una societa' (quella del 2003, anno nel quale cominciarono le riprese di questo film) proiettata verso un'industrializzazione ipertecnologica. La visione Tailoristica del lavoro innalzata all'ennesima potenza. Dal 2003 ad oggi come si e' evoluta l'indistria? Ci stiamo veramente incamminando in quella che il giornalista Paolo Barnard definisce "TECK-GLEBA SENZA ALTERNATIVE" ? A guardare il documentario pare proprio che dal 2003 ad oggi il cammino industriale vada indiscutibilmente in quella direzione. Rimangono le immense macchine di morte scientificamente costruite per uccidere nel minor tempo la quantita' piu' grande di esseri viventi possibile. Nastri trasportatori carichi di cadaveri animali poco prima vivi, appesi per una zampa, senza testa, oppure squartati a meta' da immense motoseghe.

Tetri stanzoni della morte, che richiamano l'inferno dantesco, pieni di macchinari che in maniera automatizzata smembrano incessantemente cadaveri di animali. Esseri umani in catene di montaggio macabre, che in maniera ripetitiva eseguono le stesse amputazioni sugli animali, spesso ancora vivi.

Ed ancora, tonnellate di pesticidi di ogni genere e sorta cosparsi in ogni modo su tutte le coltivazioni intensive. Un'avvelenamento costante ed inesorabile di tutte le risorse naturali e di conseguenza di tutte le forme di vita, compresa ovviamente anche quella dei responsabili...noi esseri umani.

Ma quando il 90% di tutto il lavoro umano sara' portato avanti dalle macchine, dai robot, dai cobot e dall'intelligenza artificiale che fine faranno i gia' esigui posti di lavoro? A che prezzo verranno tenuti gli "umani"?

Our Daily Bread mostra i luoghi in cui nel 2003 il cibo veniva prodotto in Europa: paesaggi surreali "plastificati" e ottimizzati per il passaggio di trattori e l'utilizzo di macchinari agricoli, stanze sterili all'interno di edifici industriali progettati per assicurare efficienza logistica, macchine che richiedono materiali uniformi per assicurare un processo di lavorazione regolare. Esseri viventi trattati poco meno che come oggetti. Dai fiumi di pulcini che vengono risucchiati con un'immenso aspirapolvere e poi sparati come un getto d'acqua direttamente nelle scatole, ad animali vistosamente modificati geneticamente, con rotoli di carne innaturali su tutto il corpo, pronti ad essere assassinati scientificamente in macchinari di tortura teck-medioevali.

Tutta l'essenza della natura viene completamente stravolta. Ciò che potrebbe sembrare fantascienza è realtà: il cibo che consumiamo veniva ed è prodotto in spazi iper-meccanizzati che raramente sono visibili. In questi luoghi la presenza dell'uomo è minima, ridotta a svolgere la mansioni che le macchine non erano ancora in grado di compiere nel 2003.

Con uno sguardo insistente che mescola fascinazione e orrore, Our Daily Bread è anche una metafora dei valori dell'odierna società: una società che gode della sovrabbondanza dei pochi prodotta in maniera veloce, semplice, seriale, sempre piu' tossica per l'organismo che se ne ciba, da pochi gruppi di lavoratori specializzati.

Al ritmo dei nastri trasportatori e a quello di macchine gigantesche, il film mostra senza commentare i luoghi in cui il cibo veniva prodotto in Europa nel 2003.
Spazi monumentali, paesaggi surreali e dai suoni bizzarri ed un freddo, sterile ambiente industriale che lascia ben poco spazio all'individualità dei lavoratori. Persone, animali, raccolti e macchinari giocano un ruolo di spalla all'interno di questo sistema logistico che provvede a mantenere gli standard di vita della nostra società neoliberista occidentale. Our Daily Bread è un banchetto su grande schermo non sempre facile da digerire, ma al quale tutti prendiamo parte ogni giorno.

Va guardato, e va accetato il fatto di essere complici consumatori di questo sistema autodistruttivo.

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Il Team Di Agorastrea
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Il regista / The Director

Nikolaus Geyhalter è nato nel 1972 a Vienna. Nel 1994 fonda Nikolaus Geyhalter Filmproduktion, specializzata nella produzione di documentari. Tra i suoi lavori Washed Ashore (1994), Pripyat (1999) e Pessac. Living in a Laboratory (2004).

“Di solito faccio film come quelli che vorrei vedere. Io sono affascinato dai posti che la gente normalmente non conosce. La produzione del cibo avviene in un sistema chiuso, del quale le persone hanno solo un’idea molto vaga. Le immagini utilizzate dalla pubblicità, con la zangola per il burro e la piccola fattoria, non hanno nulla a che vedere con i luoghi da cui proviene realmente il nostro cibo. C’è una sorta di ritrosia a mostrare questi posti e i lavori che vi si svolgono, ma è necessario farlo”.

Produzione / Production

Nikolaus Geyhalter Filmproduktion GmbH

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Welcome to the world of industrial food production and high-tech farming! To the rhythm of conveyor belts and immense machines, the film looks without commenting into the places where food is produced in Europe: monumental spaces, surreal landscapes and bizarre sounds - a cool, industrial environment which leaves little space for individualism. People, animals, crops and machines play a supporting role in the logistic of this system which provides our society's standard of living. OUR DAILY BREAD is a wide-screen tableau of a feast which isn't always easy to digest - and in which we all take part. A pure, meticulous and high-end film experience that enables the audience to form their own ideas

The film depicts the mechanical monotony of industrialized food production, where the difference between a cow and an apple is a matter of equipment, and where humans are employed only when there isn't yet a machine efficient enough to replace them. Each section of the 92-minute film is composed with attention to the scale and symmetry of these food factories, making it as much an art film as a political statement.

In Mr. Geyrhalter's long, static shots, chicks shoot from a tube into baskets on a conveyor belt in an endless peeping blur. Pigs are processed in a ghoulish mechanical ballet. Vine ripened vegetables grow in neat rows inside a vast greenhouse complex, planted in plastic-wrapped pallets of nutrient-soaked matter and suspended by strings from a network of cables. Salmon sucked from a fjord are sawed open, eviscerated and vacuumed clean in seconds.

Our Daily Bread is a documentary that could probably find a place in a course on science fiction films, said Richard Peña, the chairman of the selection committee of the New York Film Festival, where the movie was shown to acclaim this fall. Geyrhalter presents a world that looks like ours but seems one step removed from it. Of course the conceit is that indeed what hes showing us is our world, whether we know it or not. And whether we like it or not.

At 34, Mr. Geyrhalter has directed six documentaries on such subjects as the first year of peace in Bosnia and life in the restricted zone near Chernobyl. He made Our Daily Bread in Europe. Getting permission to film wasn't always easy, but he said that when he wasn't allowed to enter a poultry plant in, say, Germany, he would simply find another, nearly identical, place in Spain or Poland.

During editing, Mr. Geyrhalter removed all the interviews. Even the workers who are seen eating alone on lunch breaks effectively marking the end of the conveyor belt do not speak.

I had the feeling that as soon as somebody starts talking, even if it's interviews, the audience expects explanations and somebody to be blamed, the director said last month from a hilltop near his weekend home in the Austrian countryside, where he had driven to find a cellphone signal.

And since food has to do with everybody, I just didn't want to give the audience any chance to escape because they all have the responsibility for what they buy.

Since completing the film, Mr. Geyrhalter said, he eats less meat and buys organic food when he can. While he said that the recent spate of books and films that take on agribusiness could have some impact on certain consumers, he is not optimistic about more sweeping changes.

You will never reach the majority, he said. Whatever we see in the movie is just part of our reality, and it will always stay part of our reality.

SOURCES:
-
Magnet Torrent Url
-
TRAILER
https://www.youtube.com/watch?v=zG7q1NQJz7E
-
SITO UFFICIALE
http://www.ourdailybread.at

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